Re Artù e Tintagel : Una leggenda ed un segreto

Viaggiando nella parte nord della Cornovaglia si scoprono coste selvagge battute dall’impetuoso vento di Ponente, minuscoli villaggi abitati da intrepidi pescatori e panorami mozzafiato ad ogni curva.

Per la prima volta non viaggio in treno, non ci sono binari che raggiungono questa parte di costa e così acquisto un biglietto per un improbabile tour (l’unico disponibile con partenza da Newquay) per i luoghi della famosa serie Tv inglese “Doc Martin”.

Siamo in 16 sul piccolo Bus, 15 donne, tutte over 65 (tranne me ovviamente) e l’autista. Lui over 95.

Lo so, le premesse non sono le migliori, ma decido di buttare il cuore oltre l’ostacolo e di fidarmi.

Visitiamo il pittoresco borgo di Port Isaac, dove il personaggio di un burbero dottore londinese, “Doc Martin” appunto, si trasferisce e trova “l’avventura della vita” nonché l’amore, il matrimonio, i figli, gli amici, i nemici, tutta una serie di casi da risolvere, etc. etc. (non che io abbia mai visto la serie tv, questi sono tutti gli spoilers dell’autista-guida che, mentre parla dei luoghi, racconta l’intera trama); arriviamo anche a Boscastle, il paese delle Streghe, dove si narra visse Morgana, la perfida sorellastra di Re Artù.

Ma ecco, che arriva la parte interessante del viaggio: Tintagel, il borgo che ospita il Castello, che si dice sia stato prima la dimora di Uther Pendragon, e poi di suo figlio Artù con i cavalieri della Tavola Rotonda.

Vorrei riportare qui la traduzione letterale della leggenda, come l’ho letta nella Sala del trono a Tintagel, un mito che parla del Santo Graal, una perla di verità trovata al momento giusto. Ognuno di voi, prenderà da questa lettura ciò che vorrà, o meglio, ciò che sarà pronto a ricevere.

(Il segreto citato nel titolo invece, ve lo svelo alla fine)

“Il  sacro Graal è la coppa con la quale Gesù celebrò l’Ultima Cena e nella quale Giuseppe di Arimatea raccolse il sangue di Cristo dopo la sua crocifissione.

Si racconta che Giuseppe fosse venuto in Gran Bretagna come missionario, portando con sé il Sacro Graal, e che qui fece costruire una tavola rotonda con 13 posti a sedere, in commemorazione del tavolo dell’Ultima Cena. La tavola rotonda di Re Artù rappresentò una copia fedele di questa.

I Cavalieri della Tavola Rotonda, convinti dell’esistenza del Graal, decisero che solo uno di loro avrebbe potuto trovarlo. La descrizione della Santa Coppa non era però sempre la stessa e non era facile interpretare l’essenza del suo significato. Infatti nella mente di coloro che la cercavano si erano create due ideologie: la prima la descriveva come la vera fonte della vita, un oggetto che avrebbe portato a coloro che la possedevano grande felicità ed alla nazione in cui si trovava prosperità e benessere. Coloro che consideravano la vita fisica come la cosa più importante vedevano nel Graal il modo di realizzare i propri desideri mortali, di avere sempre il cibo e le dolcezze,  qualcosa che li curasse se fossero stati feriti o ammalati e che avrebbe svelato loro il segreto della vita eterna.

Tutti i cavalieri con questo pensiero fallirono miseramente nella ricerca del Graal.

Coloro che invece poterono penetrare il simbolismo esterno ed arrivare al vero significato della Coppa, considerarono questa ricerca un cammino di spiritualità, un percorso che avrebbe consentito loro di raggiungere un contatto intimo e personale con la divina fonte di vita, con Gesù Cristo, sorgente e cibo della vita spirituale, e infine Dio stesso. Sperarono che la gloria del Santo Graal potesse portarli oltre l’avventura terrena fino alla più grande ed immensa avventura dell’anima.“

“Ci fu solo un cavaliere tra coloro che avevano questo pensiero che trovò la Coppa, e questo fu Sir Galahad, il figlio illegittimo di Sir Lancillotto ed Eleaine di Corbenic, noto per la sua lealtà e purezza di cuore. Tutti gli altri non riuscirono, o a causa di un peccato precedente che li rese indegni, o a causa delle  tentazioni che li assalirono durante la ricerca, o per non aver vinto le prove morali che il successo della ricerca richiedeva. E fu concesso solo ai più meritevoli, in questo caso solo al migliore.”

Ecco questa è la leggenda del Sacro Graal, dei Cavalieri della Tavola Rotonda, di Sir Galahad… un mito all’interno del grande mito che fa di Re Artù uno dei personaggi più amati, ammirati, descritti e romanzati della letteratura inglese.

E di questo mito fa parte anche il grandioso castello di Tintagel.

Ed ora vi svelo il segreto che avevo promesso: il maestoso castello di Tintagel non esiste più da circa 600 anni, ci sono solo rovine. Quindi siate furbi e non fate come la sottoscritta… prima di viaggiare per chilometri alla ricerca di un luogo magico, cercate la magia intorno a voi… vi assicuro che in Cornovaglia, non vi sarà difficile trovarla 🙂

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