La “Cranford” di Elizabeth Gaskell ovvero il paese delle nobili signore

“Innanzitutto Cranford è in mano alle amazzoni. I proprietari delle case ad sopra di un certo affitto sono donne e se una coppia appena sposata arriva a Cranford per andarci ad abitare, in qualche modo si perdono le tracce del marito, che spaventato a morte all’idea di essere il solo uomo presente ai ricevimenti serali della cittadina, adduce scuse come il reggimento, la nave o gli affari fuori città.

C’è un medico a Cranford, ma non tutti possono essere medici, e le signore bastano a se stesse. Un giorno una di loro mi disse: “Un uomo in casa è proprio d’intralcio”.

Nonostante le signore di Cranford conoscano esattamente gli affari privati l’una dell’altra, sono straordinariamente indifferenti alle opinioni altrui.

Il loro modo di vestire è completamente slegato dalla moda, perché seguono questo ragionamento: “Che importanza ha come ci vestiamo a Cranford dove tutti ci conoscono?”. E quando si allontanano da casa, la loro teoria è altrettanto convincente: “Che importanza ha come ci vestiamo qui, dove non ci conosce nessuno?”.

A Cranford tutti hanno l’abitudine di andare a dormire di buon’ora per non sprecare le candele ed inoltre considerano “volgare” – parola spaventosa per i cranfordiani – offrire bevande e cibi costosi per i ricevimenti serali (solo biscotti al burro, savoiardi ed una decorosa tazza di the) . Una sorta di elegante economia che mette tutti d’accordo.

A Cranford vigono numerose regole per fare e ricevere visite, e vengono dettate alle signorine di passaggio con grande solennità:” I nostri amici hanno mandato a chiedere come stai mia cara dopo il viaggio di stanotte, domani ti lasceranno riposare, ma stai certa che dopodomani verranno a farci visita dopo le 12. Li riceveremo alle 12.15”. E dopo la visita “Sono passati 3 giorni cara, è tempo di ricambiare la visita ma non trattenerti più di 15 minuti”. “Ma devo davvero guardare l’orologio?” – “Tieni sempre a mente il tempo mia cara, e non perdere il conto mentre sei in conversazione”. Ovviamente con queste regole, in nessuna visita è possibile toccare argomenti di reale interesse. Ci si mantiene su brevi frasi di banale conversazione, così da essere puntuali per l’ora del commiato”.

Questo è l’inizio del romanzo “Cranford” scritto nel 1853 da Elizabeth Gaskell. Un dipinto affettuoso e ironico della provincia inglese del diciannovesimo secolo. Conosco bene la cittadina del Cheshire alla quale la scrittrice si è ispirata: stamattina ho anche seguito la funzione della domenica alla Brook Street Chapel, sede della Chiesa Unitaria alla quale lei era devota. In quello stesso cimitero si trova la sua tomba insieme a quelle di tutta la sua famiglia.

E’ stata un’esperienza deliziosa quella di stamane: mi sono sentita davvero “dentro alla storia” stringendo la mano alle nobili signore del posto, bevendo un the con loro (con savoiardi e biscotti al burro – ça va sans dire), parlando con il Reverendo un pò sordo e un pò stonato, cantando gli inni con voce bassa e riguardosa, e cercando di non portare mai la conversazione oltre la soglia consentita delle formalità e del tempo variabile.

Mi ha giovato questo breve viaggio nel mondo antico di Knutsford ops Cranford, per prepararmi alla partenza di domani per York dove cercherò di vedere i luoghi legati alle Sorelle Bronte (delle quali Elizabeth Gaskell scrisse un’importante biografia).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...