Le Cronache dei Promessi Sposi: La Prof, l’Attrice e lo Chef

Dopo quasi due mesi di silenzio, ritornare a scrivere significa ritornare a respirare…

Il viaggio in Inghilterra è stato per me un percorso di vita, ed il blog che è nato in quei luoghi, può essere visto come una specie di “romanzo di formazione” in pillole.
Non sto cercando di paragonarmi ad un personaggio di Goethe o di Manzoni, ma certo è che, entrambi questi autori, tornano spesso a far parte del mio quotidiano. Ed ora che sono all’Osteria di casa, cioè a casa in Osteria, posso vivere ogni giorno ciò che più amo: la letteratura gourmet.
Proprio ieri sera infatti è cominciato il favoloso “Corso di cucina letteraria”, e uso l’aggettivo favoloso senza un briciolo di ritegno. Ma la verità è la verità.
Manzoni ci ha accompagnato durante la nostra prima lezione ed i suoi Promessi Sposi hanno dato modo a me (l’Attrice), ad Agnese Benaglia (La Prof) e a Marcello Calendi (lo Chef) di traghettare gli spettatori nel mondo antico di Renzo e Lucia.
Io e Agnese abbiamo raccontato della Verza di Perpetua, dei cieli schilenti** di Lombardia, delle Osterie in cui Renzo incappa durante il suo viaggio tra Pescarenico e Milano A|R, dei dubbi di Bella Figuejra (personaggio non proprio manzoniano), dei trascorsi rock di Fra Cristoforo, dei fuoripista della Monaca di Monza, della bellezza\bruttezza di Lucia, del bicchiere da Mezzo Litro di Vernaccia di Manzoni, dell’importanza capitale di Don Rodrigo e anche della sua scelleratezza, e di molto molto altro.
E come sempre, quando si tratta di noi, lo abbiamo fatto “nutrendo”, oltre che l’anima dei nostri spettatori, anche il loro corpo: Marcello, da grande maestro quale è, ha insegnato a fare i Mondeghili (le famose polpette di recupero dell’Alta Lombardia); la polenta bigia, che non è proprio proprio bellissima, ma l’unico piatto davvero descritto nel romanzo (nome omen -bigia è come grigia); lo stracotto di manzo, partendo dalla classica marinata, che invece è una delizia insuperabile.
Il tutto innaffiato da Lambrusco, rigorosamente servito in brocche di vetro, per ricordare lo stile delle antiche osteria di una volta.
Quindi un corso di cucina, che poi è anche una cena, che poi è anche uno spettacolo, che poi è anche una lezione di letteratura, che poi è anche un’esperienza di condivisione, che poi è soprattutto “una serata da ricordare”.
E per ricordarmi di quanto sono fortunata a poter lavorare con persone del calibro e con il talento innato di Marcello e Agnese, riporto qui il racconto scritto dalla Prof proprio per la prima lezione e che si intitola:
“La Verza di Perpetua”

“E dire che quel giorno l’orto aveva una sua rassicurante tranquillità.  Me ne stavo in pigra conversazione con alcune solanacee e nel frattempo continuavo a pareggiare e stringere i miei panneggiamenti fino a sentirli crocchiare.  Mesi di prove e sfinimenti per prender questa forma nuova, quella di moda. Era tutto un dire: vestitevi a cipolla,  a strati  stretti. Non che avessimo bisogno, noi, di imitare le cipolle, con quel carattere così astioso e quell’odore e la puzza sotto il naso. Noi abbiamo uno stile sobrio, magari la pelle è butterata  ma è fresca e aulentissima di verdi fragranze. Beh, a parte questi pettegolezzi da ortolani, quel mattino fin lì tranquillo fu improvvisamente guastato dall’irrompere di Perpetua. Quella donna non aveva riguardo, ciabattando tra le prese faceva più danno di un animale. E aveva poi quel vizio, invero disdicevole per una donna di chiesa, di palpare i culi a meloni, zucche, pomodori e anche a noi,  che il culo ce l’abbiamo protetto, non risparmiava sgradevoli attenzioni.  Quel giorno toccò a me. Quando meno me lo sarei aspettato. Perpetua tirò  fuori un coltellaccio dalla piega del sottanone e zac! Mi decolla …o mi deculla? No perché se mi ha decollato vuol dire che per mesi ho pensato di essere toccata in testa e invece…lasciamo stare i cattivi pensieri che tanto nei guai ci sono lo stesso – mi sono detta- . Tolta che fui dal mio luogo naturale, finii sveltamente sotto il braccio di Perpetua. Tra l’orto e la canonica ci saranno dieci passi ma il tragitto è stato interminabile perché Perpetua si fermò a parlare con Lorenzo Tramaglino o, come dicevano tutti, Renzo. E lì ho imparato l’inizio della storia dei P.S.* perché Perpetua, che non doveva dire niente ma aveva voglia di dire q.b., si lasciò facilmente abbindolare da Lorenzo Tramaglino o, come dicevano tutti Renzo.

Potete immaginare la mia sofferenza! Per  la sorte dei P.S.? Ma no, perché stare sotto il braccio di Perpetua, zona ascellare,  è una condanna alla camera a gas. Può darsi che la prolungata esposizione alla Perpetua sia causa di quell’odore che, una volta cotte, il curato attribuisce ingiustamente a noi verze.”

Agnese Benaglia, 22 novembre 2017

*P.S. sta per Promessi Sposi.

**Schilenti: termine dialettale che significa “tersi” ma anche qualcosa in più.

***La prossima lezione ospite d’onore: DON CAMILLO

2 pensieri su “Le Cronache dei Promessi Sposi: La Prof, l’Attrice e lo Chef

  1. Meravigliosa serata al Dogana!
    Un mix vincente di cultura, buon cibo, grande intrattenimento e leggerezza nel trattare ‘I Promessi Sposi’ o P.S. Come li chiama la signora Verza 🙂 ! Siamo stati tutti travolti e incantati dalla grande Passione e Qualita’ dell’Attrice, della Prof e dello Chef … Grazie e alla prossima ! Siete STRA-ordinari!

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