La “Coratella” umbra: figlia di un Dio minore

C’è chi dice: “E’ bello diventar grandi per potersi gustare un piatto come la Coratella”.

Non che io sia particolarmente d’accordo visto che mi avvicino con difficoltà a pietanze dai gusti forti come le interiora e le trippe. E credo di non essere l’unica, visto che questi piatti, sono da sempre definiti poveri e di derivazione “contadina”.
Ma in vacanza si fanno anche le eccezioni, no?
Sono dell’idea che passare due giorni ad Assisi in pieno inverno ti riconcili col mondo: l’energia pura di quei luoghi, la luminosità del loro richiamo, l’accoglienza e la semplicità della fede (quella vera) ti aprono le porte di una nuova dimensione e ti ricaricano le batterie per molti mesi a venire.
Per questo motivo, ho deciso di lasciarmi tentare da questa zuppa ricca di sapori, consistenze e aromi indescrivibili. Non è facile raccontarla, proprio perché è un piatto semplice e complesso, ricco e povero, non profumatissimo devo dire, ma allo stesso tempo così confortante da farti venire voglia di casa e di famiglia.
Per questo ho deciso di affiancare lo Chef della mia Osteria nella sua crociata per far conoscere la Trippa anche alle nuove generazioni. Tutti noi abbiamo un gran bisogno di ritrovare le nostre radici, il legame con la terra e la vera forza delle tradizioni.
Sono assolutamente certa di questo.
Senza retorica.
La prova è ciò che dice oggi la prima pagina del nostro menu :
(grazie come sempre alla consulenza letteraria della Professoressa A.Benaglia)
“Cosa è  la TRIPPA 1976? “

Un piatto che ricorda l’anno in cui la nostra famiglia comincia la sua bella avventura al Dogana. (e la nonna Silvana le faceva le trippe! Oh, se le faceva!). 

Un piatto che ci ricorda dove siamo e da dove veniamo. 

Terra di confine la nostra… da secoli luogo di transito e di sosta forzata… Si passava a piedi, a cavallo, su carretti, calessi, carrozze…

Qui a fianco c’era la caserma dei gendarmi austriaci… e vuoi che non ci fosse un’osteria?  E che si mangiava all’osteria?  

Minestre col lardo, uova sode, frittate, polente e… trippe!

C’è chi pensa che ci voglia un bel coraggio a mangiarle, anche solo ad annusarle.  Non sanno quello che si perdono! 

Il profumo sarà pure controverso ma il sapore è sublime: ah! La sapida densità del brodo in cui le trippe a strisce annegano felicemente tra sopravvivenze di fagioli… ma davvero non volete assaggiarle? 

Dice il saggio: “Sapore (sapere) aude! ” Abbi il coraggio di assaggiare! (liberissima traduzione).

Se mangi le trippe entri nella storia… 

(nella nostra antichissima storia) e non ne esci più.

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