Essere una Locandiera oggi

Riflessioni ritardatarie sulla serata dedicata a Goldoni. E sul perché io lo ami molto.

Innanzitutto Carlo Goldoni scrive di donne. E già questo non è male, visto che fino a quel momento (il ‘700) tutti i drammaturghi scrivono opere con protagonisti maschili. E per una attrice (o aspirante tale) questo è sempre una bella “tragedia”; anche perché, chiunque abbia frequentato un corso di teatro o una scuola o un laboratorio teatrale, sa benissimo che il numero di donne iscritte supera sempre almeno del quadruplo quello degli uomini. E quindi se non ci fossero una Mirandolina, una Eugenia, una Donna Felice o una Pamela, da poter studiare, noi donne saremmo proprio in un bel guaio.

Inoltre Goldoni scrive di Femmine. E c’è una bella differenza. Le sue protagoniste infatti sono la sublimazione dell’essere donna: sono madri e amanti, padrone e serve, prede e cacciatrici, indipendenti e innamorate, furbe, astute, ribelli ma anche compagne fedeli. Ovviamente nella poetica di Goldoni non c’è l’analisi psicologica di Shakespeare, lui si ferma prima, si muove sulla superficie e mette a fuoco le situazioni e le avventure tra i personaggi, ma cominciamo ad intravedere nelle sue opere, le prime, meravigliose scintille di Femminismo.

La Locandiera infatti è la padrona  di una locanda a Firenze. In un mondo di matrimoni combinati, di doti più o meno ricche, di classi sociali rigide, lei è libera, non ha nessuno che la protegga e che provveda al suo mantenimento, ma fa tutto da sé. Quello che le interessa, che è al centro della sua vita, è il buon andamento della sua locanda e non ha bisogno di nessuno che se ne preoccupi al suo posto. È una donna forte, indipendente, emancipata, che ben sa di avere un titolo importante, quello di “padrona”.

(Con Mirandolina emerge anche uno studio sul personaggio: quella che in origine era la figura della “servetta”, personaggio secondario, non solo diventa protagonista, ma si stacca dalla sua immagine e diventa un personaggio con caratteristiche sue proprie).

Ne emerge una figura di donna molto “moderna”, che precorre assai il tempo di Goldoni. Una donna imprenditrice di se stessa che è cosciente della propria libertà e ama goderne.

E se non è Femminismo questo… 🙂

«A maritarmi non ci penso nemmeno; non ho bisogno di nessuno; vivo onestamente, e godo la mia libertà. Tratto con tutti, ma non m’innamoro mai di nessuno. Voglio burlarmi di tante caricature di amanti spasimati; e voglio usar tutta l’arte per vincere, abbattere e conquassare quei cuori barbari e duri che son nemici di noi, che siamo la miglior cosa che abbia prodotto al mondo la bella madre natura.»

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