Cristo ha sbagliato a fermarsi a Eboli

Cristo ha fatto male a fermarsi a Eboli. Avrebbe dovuto -anche lui- arrivare ad Aliano e poi proseguire per Stigliano.
Nel cuore più nascosto della Basilicata, si possono vedere i luoghi magici e pieni di spiritualità descritti da Carlo Levi nel suo più famoso romanzo.
Fra pinnacoli naturali, enormi sculture di argilla, dune bianche, profondi canyon ci si sente come se si fosse arrivati sulla Luna.
Ed invece sono i Calanchi Lucani.
E tre sono i luoghi che mi sono entrati nel cuore: il primo è Aliano, il luogo di confino descritto da Levi con il nome di Gagliano, un piccolo borgo arroccato su un profondo costone di argilla a cui si accede da una ripidissima salita.
Il secondo è certamente Craco, il paese fantasma abbandonato nel 1969, a causa di una serie di frane che interessarono il territorio, o come dice Rocco Papaleo nel suo -Basilicata Coast to Coast- : “Il paese abbandonato perché ha rifiutato la modernità”.
Sembra però che la vera ragione degli smottamenti del terreno fosse la costruzione di un nuovo impianto fognario nel sottosuolo argilloso, ed anche l’espianto di tutti gli alberi che circondavano il borgo per costruire un nuovo “campo da calcio”. Solite storie all’italiana.
Craco è comunque di una bellezza scenografica disarmante, un groviglio di cunicoli, scalinate e case che si attorcigliano intorno alla possente torre normanna. Per questo è stato set di numerosi film tra cui King David di Beresford, La Lupa di Lavia e La passione di Cristo di Gibson (con la scena dell’impiccagione di Giuda).
Ultimo ma non per importanza è Stigliano, il luogo che più ci è rimasto nel cuore. Siamo finiti lì perché in una bellissima osteria di Rotondella ( Osteria Pane e Lavoro) ci hanno consigliato di andare in un’altra osteria (Trase ca t’ammudd! – Entra che sennò ti bagni – a Stigliano)… e così ovviamente abbiamo fatto.
Al di sopra delle attese è la calda ospitalità lucana: lasciati velocemente i bagagli in hotel si va subito a cena. Inutile dire che l’ora tarda non riduce la quantità delle portate: si tratta soprattutto di antipasti di verdure, tra cui spiccano i peperoni cruschi, ma anche di taglieri di salumi, salsicce di suino nero lucano ed il Pezzente (oggi presidio SlowFOOD ma un tempo il salume più povero in assoluto, fatto con le rimanenze grasse del maiale).
E’ il dopo cena però a regalarci magie: incontriamo tre signori del paese che stanno cenando in compagnia e bevendo un vino che ci sembra molto diverso da quello della nostra caraffa. Dicono essere un Aglianico fatto da loro… e dopo qualche convenevole tra tavoli, diventiamo amici e beviamo, e parliamo, e ci confrontiamo, e ci ubriachiamo pure un pochino…
Lasciamo il locale ad un orario improponibile (pur consapevoli di dover partire presto per Matera il giorno seguente) con la promessa che se non avesse piovuto, all’alba saremmo andati a cercare i porcini insieme.
Ed invece il meteo non ci aiuta. Così carichiamo l’auto e siamo pronti a ripartire. Ci dispiace non salutare i nostri nuovi amici, ma dobbiamo per forza andare.
Ripassiamo un’ultima volta per la piazza del paese, come a voler salutare un luogo che ci ha accolti come figli… e lì, a sorpresa ritroviamo i nostri compagni di bevute.
Senza se e senza ma, ci invitano a fare colazione con loro: una colazione a base di gelato al pistacchio di Stigliano, un’altra delle delizie autoctone.
Ora non ci resta che salutare e con un pò di malinconia, ripartire.
Grazie Basilicata : Siamo arrivati come turisti e ripartiamo come amici.

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