Il Dragone del peccato originale: Vino e Madonne rupestri

Quale è l’unico posto al mondo in cui per visitare una cripta si deve passare per una cantina?
Ve lo dico io. E’ Pietrapenta a una dozzina di chilometri da Matera.
Grazie al caro amico Massimo conosco i Dragone, una famiglia che produce vino fin dall’Ottocento, prima nel cuore storico di Matera in prossimità del convento dominicano, poi nell’agro materano dove si trova ancora oggi.
Il loro prodotto di punta è il Primitivo di Matera DOP, un vino importante, di struttura e profumo intenso, perfetto per i piatti succulenti che si assaggiano in quelle campagne.
E credo sia stato proprio dopo aver bevuto qualche bicchiere di quel bel rosso lucano, che ho immaginato di vedere la sagoma di Renato Zero con un microfono dal filo lunghissimo che camminava avanti ed indietro per i lunghi corridoi dell’azienda vinicola cantando “Il triangolo”.
Alla prima ho pensato ad una allucinazione. Poi però sono stata rincuorata dagli amici e dalla moglie del bravo cantante, che altri non era che Aldo, uno dei fratelli Dragone con la passione smodata per il Re dei Sorcini.
Una performance unica, divertente e riservata solo ed esclusivamente ad un pubblico selezionatissimo.
Unica quasi quanto la visita fatta poi nel pomeriggio alla Cripta del Peccato Originale, la più importante chiesa rupestre del parco archeologico regionale.
Per il valore estetico e teologico dei suoi dipinti è stata definita “La Cappella Sistina della pittura rupestre” e si colloca all’inizio del IX secolo d.C. cioè 500 anni prima di Giotto.
Entrare in quel luogo è stata una delle emozioni più forti della mia vita, ho pianto per quasi tutto il tempo, proprio io che solitamente sono un “cuore di ghiaccio”.
Non ci sono parole adeguate per descrivere la potenza di quei dipinti, bisogna solo andare a vederli: raccolgono episodi tratti dal Libro della Genesi, la creazione della Luce e delle Tenebre, Adamo ed Eva, il Peccato originale (da cui il nome).
Si tratta di una Bibbia dei poveri, una Bibbia raccontata da alcuni artisti ad una comunità di fedeli, tra cui pastori e contadini, alla quale era più accessibile la forza dell’immagine che non quella della scrittura.
Un capolavoro.

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