Madrid di pomeriggio : El Rastro e La Sombrererìa

Cammino mollemente nel parco del Buen Retiro, respirando l’aria fresca che comunque a Madrid non manca essendo a circa 600 metri di altitudine. Questa passeggiata mi rimette al mondo e mi riconnette ad una natura lussureggiante: il parco infatti ospita un incredibile roseto, stupendi giardini classici in stile andaluso ed un lago artificiale davvero suggestivo.
Decido di sedermi su una panchina e leggere qualche pagina del mio libro.
Tempo 3 minuti e mi appisolo (svantaggi del Rioja).
Al risveglio alzo la testa e la vedo: è una fontana con una strana statua al centro.
La statua ritrae un angelo abbandonato su una roccia, che urla verso il cielo la sua rabbia e la sua frustrazione per aver perduto il Paradiso. Ai suoi piedi, grossi serpenti si inerpicano lungo le gambe, conferendo all’espressione del soggetto, una drammaticità emozionante. I getti d’acqua che riempiono la vasca della fontana, escono da bocche demoniache poste alla base della colonna che regge quello che mi rendo conto essere Lucifero.
Cioè voi vorreste dirmi che a Madrid c’è una fontana dedicata al Diavolo?
E’ davvero una città piena di sorprese.
Ormai il sole sta scendendo, l’aria comincia a rinfrescare ed io non sono abbastanza vestita. Mi servirebbero una sciarpa ed un cappello.
C’è un luogo a Madrid che ha una storia antichissima: “La Sombrereria Medrano” fondata nel 1832 è la più antica fabbrica di cappelli di Madrid e di tutta la Spagna.
E’ lì che acquisto il mio cappello nuovo, scegliendo tra una quantità infinita di modelli e colori, e perdendo due ore buone tra l’imbarazzo dei commessi e l’impazienza degli altri avventori.
Ed ora con il mio cappello bellissimo sono pronta per un nuovo spuntino.
Con il mio amico Massimo passeggiamo ancora un pò per La Latina, il quartiere madrileno che ospita il caratteristico mercatino delle pulci chiamato EL RASTRO.
Dove oggi c’è il Rastro in passato vi erano le conciarie, vicino al mattatoio. Il nome del famoso mercato è dovuto al fatto che, con il trasporto della carne e la concia delle pelli, si lasciava un “rastro” (ovvero una scia) di sangue.
Siccome dico a Massimo di non voler mangiare in quel quartiere perché mi sembra un pò malfamato, lui mi porta altrove (in un posto poco turistico, dice) ad assaggiare un piatto che ama molto: il famosissimo Pulpo A la Piedra.
Dove? Ma da Borodin!
Uno dei peggiori bar mai visti, con uno dei migliori polpi mai assaggiati.
Borodin è un bar (oggi chiuso definitivamente, o almeno spero) in cui ogni cosa è fuori posto, dal barista con barbone e cappello, alla cucina di 1 metro per 1, alla patatine che sembrano fiammiferi, al polipo che viene servito su una tegola rovesciata “un coppo”.
Figuriamoci io che effetto devo aver fatto quando sono entrata con un cappello stile Lady Diana, la cappelliera in una mano e “Cime tempestose” nell’altra.

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