Madrid di sera: il flamenco dell’Impero

Madrid sotto sera è bellissima.
Ammirando la parte monumentale chiamata Madrid de Los Austrias ( la parte del centro nata con gli Asburgo) si intuisce l’importanza che questa città ha avuto per la storia mondiale.
Spendo due parole per far comprendere le origini storiche di tanta “grandeur”:
Con Carlo V d’Asburgo nel sedicesimo secolo la Spagna è la nazione che domina il cosiddetto “impero sul quale non tramonta mai il sole” e che comprende i Paesi Bassi, il Sud Italia aragonese, l’Austria, la Germania, Il Nord Italia nonché le colonie americane.
Carlo V si pone come obiettivo quello della costruzione di una monarchia universale cattolica e dedica la sua intera esistenza a viaggiare su e giù per le terre conquistate, cercando di scongiurare rivolte, guerre civili e religiose.
Ma come è evidente, in un periodo storico in cui ci si sposta unicamente a cavallo, un uomo solo non può controllare un impero talmente grande e frazionato.

Così di fronte alla prospettiva di un’alleanza tra tutti i suoi disparati nemici, Carlo V abdica nel 1556 e divide l’Impero Asburgico tra suo figlio Filippo II (che ottiene Spagna, colonie Americane e Due Sicilie) e suo fratello Ferdinando d’Austria (che ottiene Austria-Ungheria, Boemia, ed Impero).

Con Filippo II inizia il Siglo de Oro, il periodo di maggiore splendore della Spagna imperiale che culmina durante il regno del figlio Filippo III, il quale promuove un clima di incosciente prodigalità, che ha come unico risultato positivo quello di produrre uno dei momenti più alti della letteratura e dell’arte spagnole.

Il nome che spicca su tutti fra le arti figurative è quello di Diego Velazquez, mentre il teatro trova i suoi massimi esponenti in Lope de VegaTirso de Molina Calderon de la Barca.

Il maggior prodotto del Siglo de Oro è però il capolavoro di Cervantes “Don Chisciotte de la Mancia” che per quanto sia il testo più “precoce” della crisi identitaria spagnola, ne rimane il risultato più eloquente.

 

E dopo aver ammirato il Palazzo Reale, i Giardini di Sabatini, la Plaza de Oriente e la Plaza Mayor, andiamo finalmente a cena.

Ho in mente di mangiare qualcosa di leggero visti tutti gli spuntini fatti durante la giornata. Ma Massimo ha un’idea diversa: prenota per due a Casapatas un cafe cantante dove assistiamo ad uno spettacolo di flamenco.

Non ho mai assistito ad uno show di questo tipo dove il canto si mescola alla danza, il battito dei piedi sul pavimento a quello delle mani e delle nocche sui tavoli.

Ancora oggi non capisco se mi piace questa forma di spettacolo: forse è troppo intima, troppo privata. La gioia ed il dolore sono così profondi e così potenti che inondano il pubblico senza dare possibilità di scampo.

Nella pausa tra i due tempi infatti esco a prendere una boccata d’aria e decido di non rientrare. Il flamenco forse non fa per me.

Contrariamente al Rabo de Toro che ci servono per cena… una vera delizia.

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