Dream a little dream (monologo)

Ve lo ricordate il “Facciamo che io sono?”.

Sì quello che facevamo da bambini. “Facciamo che io sono una principessa, facciamo che io sono un astronauta, facciamo che io sono una veterinaria!”.

Io quando ero piccola sognavo di fare la ballerina, sognavo di danzare leggerissima, quasi di avere le ali di una fatina; poi più grande ho sognato cose diverse: l’amore, la realizzazione personale, la felicità. Poi il livello dei desideri è andato in qualche modo a scadere; diciamo che si è adeguato alle esigenze della vita quotidiana. Sognavo di estinguere il mutuo, finire le rate della macchina, cose normali…

Poi però, sarà tutta questa comunicazione che ci bombarda da ogni parte su internet, in tv, sul telefono, per strada, ovunque… ma ho la sensazione che in tutto questo casino, la nostra facoltà di sognare, di desiderare, si stia trasformando in qualcosa di diverso.

La verità è che i sognatori (come noi) a volte rinunciano a sognare. I non sognatori invece non si scordano mai di non sognare, sono attenti, scrupolosi a mantenersi ben svegli. Di questo passo, fra poco, i non sognatori saranno padroni del mondo come in nessun altro periodo della storia umana.

Che ne è stato di “Se puoi sognarlo puoi farlo?”. O di Abracadabra?
Tutta la magia racchiusa in una buona fiaba, in un bel racconto, nelle parole di un poeta. Dove è andata a finire l’immaginazione?

Ecco, io da adulta sogno.

Ma sogno i sogni di altri, desidero cose di cui non sapevo di avere bisogno: sogno di avere tutto quello che mi propongono, tutte le offerte pubblicitarie di qualsiasi tipo.

Mi convincono all’istante: sogno vestiti e profumi che ti metti a Parigi, mentre vai su una motocicletta con un uomo bellissimo che ti sorride; poi sogno di guidare una macchina sportiva silenziosissima su una strada piena di tornanti… io che soffro il mal d’auto.
Ormai voglio tutto, copro tutti i target: voglio persino confezioni famiglia di sofficini, e pneumatici competitivi e performanti, e voglio persino la tenda che lanci e si apre in aria, quella con cui ti fai un campeggio sulle Ande da urlo.

Ormai però ho capito che voglio tutte cose non mie, sogno sogni non miei; tutte le cose che pensavo non avrei mai voluto, ora le voglio. Voglio tutto. Anzi no, voglio tutto ciò che loro vogliono che io voglia.

Ma a questo punto, con quella puntina di lucidità che si è riaccesa in questa quarantena io mi accorgo che non so più cosa voglio io. Non so più cosa desidero io. E non so più cosa sognare.

E allora, non vedo l’ora che i teatri riaprano, che torni la musica e che gli scrittori scrivano di nuovo. Sì, perché se c’era uno che la sapeva lunga era quello che scriveva:
“Noi siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni”.

Liberamente ispirato alle parole di Franco Arminio, Walt Disney, Virginia Raffaele e William Shakespeare

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